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Intervista all'Avv. Roberto Di Napoli a cura di Giuliana Poli

Avv. Di Napoli, anche alla luce del disatro navale accaduto all’Isola del Giglio in Toscana; quali sono i consigli per chi dovrà intraprendere un viaggio?

Ritengo che, in Italia, ci siano pochissime informazioni sui diritti che viaggiatori e turisti possono esercitare in caso di disagi. Non tutti, forse, sanno, ad esempio, che, in caso di improvvisa cancellazione di un volo o di negato imbarco o di ritardo prolungato per oltre 3 ore, possono ottenere, oltre a forme di assistenza quali il rimborso del biglietto o la “riprotezione” su un volo alternativo, anche una “compensazione pecuniaria” che varia dalle 250 alle 600 euro, a seconda della tratta di percorrenza. E', in sostanza, una forma di risarcimento per i disagi derivanti dall'inutile attesa. Se, tuttavia, il viaggiatore riesce a provare un danno ulteriore, gli spetta anche l'ulteriore risarcimento sia pure entro alcuni limiti dal momento che la responsabilità del vettore aereo (per danni alla persona o per la perdita del bagaglio o per ritardi) è soggetta a limitazioni in virtù della Convenzione di Montreal del 1999 recepita anche dall'Unione Europea col Regolamento n. 2027/1997 così come integrato dal Reg. CE 889/2002.

Ci spieghi meglio: in cosa consiste il diritto all'assistenza e alla compensazione pecuniaria?

Sono forme di ristoro, come dicevo, previste dal Regolamento Comunitario n. 261/04. Il passeggero che abbia prenotato un volo e che, giunto in aeroporto, viene a conoscenza della cancellazione, oppure, gli sia negato l'imbarco a causa del cosiddetto “overbooking”, ha diritto, innanzitutto, alla scelta tra il rimborso del biglietto o l'imbarco su un volo successivo anche a sua scelta. In ogni caso, gli spetta la “compensazione pecuniaria” pari, appunto, a 250 euro per tutte le tratte aeree inferiori o pari a 1500 chilometri; 400 euro per le tratte intracomunitarie superiori a 1500 chilometri oppure per le altre comprese tra i 1500 e 3500 chilometri; 600 euro negli altri casi. Tali importi non sono dovuti in alcune ipotesi previste dal Regolamento, laddove, ad esempio, la cancellazione sia stata previamente comunicata dal vettore con un anticipo di due settimane prima, oppure, nel periodo tra due settimane e sette giorni prima e sia stato offerto di partire con un volo alternativo in partenza non più di due ore prima e di arrivare alla destinazione finale meno di quattro ore dopo l'orario originariamente previsto. Laddove il passeggero venga informato solo in aeroporto non c'è dubbio che ha diritto a tali forme di assistenza e di indennizzo. Nel caso in cui, poi, a causa della cancellazione del volo o del negato imbarco, si possa “ragionevolmente prevedere” che l'orario di partenza del nuovo volo sia rinviato di almeno un giorno è dovuta anche la sistemazione in albergo.

E in caso di ritardo?

Il Regolamento, in realtà, prevederebbe espressamente solo il diritto all'assistenza e, in particolare, a partire da un ritardo superiore alle 2 ore (o di tre ore, in caso di tratta intracomunitaria superiore a 1500 chilometri), il passeggero avrebbe diritto a pasti e bevande a seconda del tempo di attesa e la possibilità (credo, di fatto, poco utilizzata) di effettuare due chiamate telefoniche o fax o posta elettronica. Nel novembre 2009, tuttavia, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, con un'interessante pronuncia, in virtù della ratio del Regolamento, ha affermato che devono essere ritenuti equiparabili i disagi patiti dai passeggeri il cui volo sia stato cancellato e quelli subiti dai passeggeri il cui volo sia ritardato oltre le 3 ore. E' stato riconosciuto, quindi, il diritto alla compensazione pecuniaria anche in favore di questi ultimi.

Come mai molti passeggeri non esercitano tali diritti?

A causa, secondo me, di un'informazione inidonea e non sufficiente. L'art. 14, secondo comma, del medesimo Regolamento (CE) n. 261/2004 già prevede, in realtà, che il vettore, nel momento in cui cancella un volo o nega l'imbarco o ritarda il volo di oltre 2 ore, debba presentare ad “ogni” passeggero un avviso scritto contenente tali regole. Di fatto, viaggiando spesso per lavoro e avendo subito, più di una volta, ritardi o cancellazioni, non mi pare di avere notato uno scrupoloso rispetto di tale norma da parte dei vettori che, ho notato, spesso, si limita a rispettare il primo comma della suddetta norma mediante l'affissione, dietro al banco del check-in, dell'avvertenza ai passeggeri di recarsi nella zona di registrazione o alla porta d'imbarco nel caso dovesse verificarsi la cancellazione del volo, il negato imbarco o il ritardo di oltre 2 ore. Il secondo comma, mi pare, invece, che preveda un obbligo e una tutela maggiore.

A proposito di viaggio di lavoro: ma tali diritti spettano al “consumatore” nel senso “tecnico -giuridico”, ossia, a chi agisce per uno scopo diverso e non inerente alla professione oppure spettano a tutti i passeggeri?

I diritti previsti dal Regolamento spettano ai passeggeri e, dunque, a tutti a prescindere dallo scopo del viaggio. Anzi: non possono essere oggetto di rinuncia preventiva per effetto di clausole derogatorie e un'apposita legge prevede sanzioni pecuniarie irrogabili, in Italia, dall'Enac, a carico dei vettori che non osservano il Regolamento.

Cosa deve fare, dunque, il passeggero che subisce un ritardo di oltre 3 ore, la cancellazione del volo o un negato imbarco per overbooking?

Deve esercitare tali diritti e, dunque, laddove il vettore non adempia spontaneamente, consiglio di inviare una diffida richiedendo, ad esempio, la compensazione pecuniaria che il vettore non può rifiutare con la pretesa giustificazione che il ritardo sarebbe dipeso da un “guasto tecnico”. E' vero, infatti, che il Regolamento esonera il vettore da responsabilità nel caso in cui tali disagi siano dipesi da circostanze eccezionali ma, sempre i giudici comunitari, hanno ribadito che non può ritenersi “circostanza eccezionale” un generico guasto tecnico che, tra l'altro, oltre che essere prevedibile, rientra nel rischio di impresa. Nel caso in cui, poi, il passeggero subisce un ulteriore danno ed è in grado di provarlo, gli spetta un ulteriore risarcimento, compreso quello del danno “morale” come ribadito da una recente sentenza, sempre, della Corte di Giustizia.

E in caso di viaggio in treno?

Abbiamo assistito, qualche volta, a ritardi “mostruosi”. Ricordo, nel 2007, il ritardo di un treno da Lecce a Roma di quasi 20 ore. Tali disagi sono intollerabili e mi pare indispensabile una disciplina e forme di assistenza e indennizzi simili. A dire il vero, da circa due anni, è in vigore, anche nel settore ferroviario, il Regolamento (CE) 1371/2007 che prevede, anche in caso di ritardi, forme di indennizzo o di rimborso del biglietto tanto che anche le condizioni generali di Trenitalia, ora, tengono conto di tale normativa. Il problema principale, però, è che vi è, appunto, una scarsa informazione su tali diritti che, tra l'altro, sia nel settore ferroviario che in quello aereo, sono soggetti, ovviamente, a prescrizione qualora non esercitati entro un certo termine.

Lo scorso mese di Maggio è entrato in vigore il codice del turismo. Sono più tutelati, ora, i turisti?

Diciamo che, a mio modesto parere, al di là degli “slogan”, non rappresenta una “grande” innovazione giuridica: quantomeno nei rapporti privatistici, ossia, tra turista ed operatore turistico. Il codice del turismo, infatti, contiene una parte, possiamo definire, di carattere “pubblicistico” laddove disciplina o agevola gli adempimenti burocratici a carico dell'operatore turistico, oppure, laddove prevede l'organizzazione di “itinerari tematici”. Sotto il profilo “privatistico”, però, mi pare che non ci siano grandi novità se non una “trasposizione” delle norme in materia di pacchetti turistici che, dal 2005, erano contenute nel codice del consumo (e, prima ancora, erano previste dal d.lgs. 111/1995) o un perfezionamento della tutela già prevista in materia di multiproprietà. In materia di pacchetto turistico, in pratica, sono state “abrogate” le norme previste dal codice del consumo e “trasferite” nel codice del turismo con qualche lieve modifica terminologica. A mio parere, non condivido molto questa scelta. Il turista è sempre un consumatore e non avrei “smembrato” un codice (quello del consumo) che, dunque, ora resta monco in una parte. Se anche ciò fosse dettato da una scelta di “politica legislativa” di riunire in un unico “corpus” le norme in materia di turismo, non comprendo, allora, per quale motivo la disciplina della “multiproprietà”, se pur con qualche modifica, sia stata lasciata nel codice del consumo. Apprezzabile, invece, è avere sancito espressamente, in una norma (articolo 47 del codice del turismo), il diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata che, sia pure ribadito dalla giurisprudenza, in passato, aveva fatto sorgere dubbi sulla risarcibilità.

Esiste, quindi, un vero e proprio diritto al risarcimento del “danno da vacanza rovinata”?

Certo che esiste. Anzi, sotto tale profilo, il codice del turismo, come dicevo, lo sancisce espressamente visto che, finora, è stata solo la giurisprudenza a riconoscerlo. E' un diritto di natura non patrimoniale che si concretizza, in sostanza, nel dispiacere, nello stress, nel disagio subito dal turista che non ha potuto godere del viaggio secondo le aspettative promesse dall'organizzatore (tour operator) o intermediario con la conseguente compromissione, quindi, del relax o del piacere che, magari, o perché fruibile in singoli periodi dell'anno per ragioni lavorative o perché quella vacanza era un'occasione irripetibile (ad esempio, viaggio di nozze), era lecito attendersi o aveva costituito lo scopo del viaggio.

Quali possono essere le cause di una “vacanza rovinata”?

La giurisprudenza è molto vasta. Ci sono stati casi nei quali, ad esempio, l'albergo non era affatto conforme a quello pubblicizzato o difettava delle normali condizioni igieniche, oppure casi in cui, a causa dell'imbarcazione utilizzata durante un'escursione prevista nel pacchetto turistico ed inidonea ad affrontare il mare agitato, le lesioni subite da un turista lo avevano costretto a trascorrere alcune giornate in albergo, oppure, ancora, casi nei quali, lo scarico abusivo di petrolio da parte di una petroliera aveva reso inutilizzabile la spiaggia e l'organizzatore non aveva offerto alcuna soluzione alternativa.

Cosa deve fare in questi casi il turista?

Dovrebbe, innanzitutto, presentare subito un reclamo per iscritto all'organizzatore o al rappresentante locale richiedendo di provvedere immediatamente a risolvere il disagio. Il consiglio è quello di conservare copia di tale reclamo possibilmente con la prova della consegna o della ricezione. Entro dieci giorni, poi, dal rientro dal viaggio, bisognerebbe diffidare l'organizzatore o il venditore al risarcimento dei danni patrimoniali e non, quale appunto, quello da “vacanza rovinata”.

Nel caso in cui non si ottenga risposta, oppure, l'operatore turistico si rifiuti di corrispondere alcuna somma?

In tali casi, purtroppo -e sempre che, ovviamente, vi siano i presupposti-, non si può fare altro che adire il giudice. La competenza è del giudice di pace se l'importo richiesto non supera 5000 euro. Tengo a precisare, però, che il codice del turismo prevede e disciplina i contratti aventi ad oggetto i cosiddetti pacchetti turistici -risultanti dalla combinazione di almeno due degli elementi del trasporto o dell'alloggio o di servizi accessori- compresa la crociera e, come ho appena detto, il diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata nel caso di inadempimento o inesatto adempimento da parte dell'organizzatore o intermediario. Bisogna considerare, però, che i diritti del turista o, in generale, del viaggiatore, non si esauriscono in quanto previsto dal codice del turismo dal momento che, a parte i diritti dei passeggeri cui ho accennato, il viaggiatore riceve tutela anche da varie altre norme dell'ordinamento come, ad esempio, da quelle previste dal codice civile agli art. 1783 e seguenti che prevedono la responsabilità dell'albergatore nel caso di furto delle cose portate in albergo o consegnate all'albergatore o la legge 24 dicembre 2003 n. 363 che prevede vari obblighi di manutenzione a carico dei gestori di aree sciistiche, oppure, ancora, la disciplina del deposito o della locazione.

Ultima modifica il Giovedì, 02 Febbraio 2012 12:54

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